Che cos’è?
L’amilidoisi epatica colpisce i gatti siamesi e orientali con conseguenze devastanti.  La malattia viene mal diagnosticata in molti gatti,
perché ci sono pochissimi riferimenti a questa particolare forma;  la maggior parte di indicazioni riferite all’amiloidosi trattano la forma
renale nei gatti abissini.  Questa non è una “nuova” malattia bensì una che è stata documentata, almeno a voce, dagli allevatori per
circa 30 anni.  Questo potrebbe benissimo spiegare perché alcuni gatti siamesi e orientali muoiono all’improvviso a circa 2-3 anni.

Io non sono né una veterinaria né uno scienziato ma ho molti anni di esperienza nell’allevare e, purtroppo, nel curare malati di
amilidoisi.  Le descrizioni che seguono sono quelle basate sulle mie esperienze.

Quanto è grave questa malattia?
Questa è una malattia mortale per la quale non esiste cura, quindi è molto grave!  Nella mia opinione è  piuttosto diffusa e se i miei
gatti l’hanno avuta anche altri l’avranno avuta – dopotutto, noi dividiamo spesso le stesse linee di sangue del paese nel quale viviamo.
Sì, è spaventoso e vi farà rivalutare i vostri programmi di allevamento come ho fatto io ma non lo possiamo negare ed ora abbiamo
finalmente una grande opportunità per fare qualcosa.   Non si colpevolizza nessuno – questo progetto non ha questo scopo.   Si tratta
di cercare di aiutare la razza che noi conosciamo e amiamo così profondamente.

Come si presenta?
I gatti malati sono spesso “un po’ giù” piuttosto che veramente malati.  Gengive ed orecchie pallide sono un segno comune, come lo
è un leggero ittero. Spesso l’esame del sangue rivelerà un alto numero di globuli bianchi e un basso numero di rossi – spesso
creduto all’inizio come indizio diagnostico di un tumore.  I gatti possono anche vomitare un fluido schiumoso con tracce di sangue.  Il
gatto può “riprendersi” grazie alla grandi capacità rigenerative del fegato e ci possono essere periodi di alti e bassi nella del gatto, che
purtroppo sarà breve. Per quelli di noi che hanno dovuto curare questi gatti, la terapia con i fluidi endovenosi aiuta molto perché aiuta il
fegato nel parziale ricupero. Io cerco sempre di non esporre il gatto a stress (mentale o fisico) e non vaccino mai un gatto che
sospetto afflitto da questo problema.  Nella mia personale esperienza, il problema spesso segue a un breve periodo di malattia (non
necessariamente seria) o a qualche altra minaccia al sistema immunitario.
I gatti spesso muoiono per emorragia dal fegato, possono morire letteralmente all’improvviso davanti al proprietario.  Questo è molto
penoso e spesso il proprietario addolorato non richiede l’autopsia. Se l’autopsia viene fatta, questa rivelerà la cavità addominale
piena di sangue e il fegato quasi disintegrato per via del numero altissimo di cisti amiloidi. Ho sentito parlare di veterinari che
pensavano all’inizio che il gatto fosse stato vittima di un incidente stradale.

Cosa si può fare?
Il Dr. Leslie Lyons dell’Università di California, Davis si è offerto di effettuare dei primi studi investigativi sulla amiloidosi epatica, con lo
scopo di identificare un gene marker;  se si riesce a trovarlo forse un giorno ci sarà un test attendibile che renderà possibile testare i
nostri gatti e diminuire l’impatto di questa malattia sulla razza.

Tutto ciò che chiediamo ai proprietari di gatti sospetti (o diagnosticati) è di prendere un campione del DNA dal loro gatto e di spedirlo
al Dr Lyons.  Abbiamo bisogno di soli 30 campioni in tutto il mondo – veramente non molto per iniziare un progetto di ricerca di tanta
importanza..

Se avete avuto gatti malati che non sono più con voi e avete i loro figli/fratelli/nonni potete spedire il loro DNA insieme ad un pedigree
che identifichi il gatto malato.

Raccogliere un campione di DNA è molto semplice, per vedere un video dove viene mostrato come si fa andate a:
http://www.vetmed.ucdavis.edu/PHR/LyonsDen/Protocolsframe.html
(P.S. anche se questo video parla di spazzole citologiche, potete benissimo usare dei bastoncini di cotone, quelli da orecchie –
qualsiasi marca va bene)

Tutti i campioni vengono spediti in assoluta discrezione:  le uniche persone che sapranno di chi sono i campioni sono lo staff del
laboratorio ed essi sono tenuti al segreto professionale.   Comunque i gatti devono essere identificati individualmente (nome e
numero di pedigree) per poter stabilire o meno un nesso ereditario. In nessuna circostanza questa informazione, né i risultati del test,  
verrà rivelata a qualcuno che non sia il proprietario del gatto. L’autore del sito non ha nessun accesso a questa informazione.

Tutto ciò di cui il Dr Lyons ha bisogno a questo stadio del progetto è:
a)        un tampone del DNA – usate una spazzola citologica o un bastoncino di cotone per strofinare la gengiva anteriore interna del
gatto e chiudetela in una busta; mandate due campioni.
b)        Un pedigree di almeno 5 generazioni per ciascun gatto – i numeri di registrazione e razza sono essenziali per poter rintracciare
i gatti.

Scrivete sulla busta contenente i tamponi
- il nome del gatto
- la razza
- il colore

e speditela insieme al pedigree a:

Prof L A Lyons, PhD - Hepatic Amyloidosis Project
1114 Tupper Hall
Population Health & Reproduction
School of Veterinary Medicine
University of California, Davis
One Shields Avenue
Davis, CA 95616
Il Veterinario
AMILIDOISI EPATICA IN GATTI SIAMESI E ORIENTALI
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