Secondo la definizione della IASP (International Association for the Study of Pain - 1986):
e secondo l' associazione dell'O.M.S. Il dolore è “un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno
tissutale, in atto o potenziale, Esso non può essere descritto meramente come un fenomeno sensoriale, bensì deve essere
visto come la composizione:
• di una parte percettiva (la nocicezione) che costituisce la modalita’ sensoriale che permette la ricezione ed il trasporto al
sistema nervoso centrale di stimoli potenzialmente lesivi per l’organismo, e
• di una parte esperienziale (quindi del tutto privata, la vera e propria esperienza del dolore) che è lo stato psichico collegato
alla percezione di una sensazione spiacevole.
ciò dimostra quanto sia difficile la valutazione del dolore, sia nell’uomo che negli animali, in quanto una parte importante della
sensazione dolorifica è strettamente legata alla componente affettiva e/o emozionale e, in quanto tale, soggettiva. Nei gatti è
difficile riconoscere il dolore, perché non viene espresso con uno specifico set di vocalizzazioni e espressioni facciali e perché
tendono a nasconderlo in quanto per un predatore solitario, quale è lo status naturale del gatto, è sintomo di debolezza e
vulnerabilità. Quindi in questi animali il dolore è ancora purtroppo un segno clinico trascurato, mentre l’importanza del suo
riconoscimento è notevole, in quanto se il dolore acuto può essere visto come una modalità di difesa per la sopravvivenza, il
protrarsi del dolore e il dolore cronico risultano dannosi per le reazioni che ne conseguono su tutto l’organismo, inoltre,
associati al dolore, emergono stati d'animo quali la paura e lo stress che, in qualche modo, contribuiscono ad alzare la soglia
del dolore e a peggiorare la situazione.
Attualmente non esiste un sistema standard in veterinaria per il riconoscimento e la quantificazione del dolore, anche se in
Inghilterra si sta lavorando ad una “scala del dolore (pain score)” nella specie felina, pertanto l’individuazione clinica si deve
basare sulla diagnosi della patologia e anche sulla presa in esame di segni comportamentali che possono sottendere a
patologie dolorose.
Sappiamo che è presuntiva di dolore la diagnosi di cistite, otite, artrite e il post operatorio di interventi chirurgici anche di routine
come la sterilizzazione, quindi tali eventi vanno presi seriamente in considerazione per la gestione degli stati dolorosi che ne
conseguono.
L’attento esame del comportamento di una gatto è fondamentale per stabilire se esso prova dolore e che tipo di dolore esso
sia, acuto o cronico. I gatti comunicano la percezione del dolore attraverso atteggiamenti particolari e modificazioni del loro
normale comportamento. Disagio, paura, alterazioni delle normali attività fisiche, turbe comportamentali sono solo alcuni dei
modi con cui l'animale esprime la sua sofferenza.
Nel caso di dolore acuto il gatto può mostrare una elevata tendenza a nascondersi, tentativi di fuga e anche aggressività con
tendenza a miagolare e a graffiare. Il gatto può vagare senza riposo o stare seduto con gli occhi fissi nel vuoto o terrorizzati e il
respiro corto. Durante la percezione del dolore avviene una stimolazione del sistema nervoso simpatico al quale segue
l'immissione, in circolo di specifiche molecole, dette catecolamine, che generano un aumento della contrattilità e della frequenza
cardiaca (fino ad arrivare alla tachicardia e alla vasocostrizione periferica) con conseguente aumento della pressione arteriosa.
In caso di dolore molto intenso - soprattutto nella parte toracica e addominale - si può ridurre anche l'attività respiratoria (fino ad
arrivare all'ipoventilazione); questo squilibrio provoca, nel giro di pochi minuti, una scarsa ossigenazione (ipossia) generalizzata
e una progressiva riduzione dei volumi respiratori e circolatori, fino alla possibilità di shock e collasso cardio-circolatorio.
Nel caso di dolore cronico il gatto può manifestarlo esclusivamente cambiando stile di vita, ed è in questo caso che l’
osservazione del comportamento è fondamentale, infatti il gatto non si lava più, può smettere di andare alla cassettina, mangia
e beve poco, o interagisce limitatamente con il proprietario. Inoltre la presenza di un dolore persistente o cronico può dare luogo
a sensibilizzazione a livello neuronale, cioè ad una riduzione della soglia di attivazione e ad un incremento della risposta allo
stimolo dolorifico che scava nel cervello vie preferenziali con attivazione spontanea dei nocicettori, fino a determinare un
peggioramento involutivo della situazione con stati di iperalgesia e sensibilizzazione al dolore anche per stimoli non nocivi.
A questo punto la vita relazionale del gatto è gravemente compromessa, e, oltre a modificare i comportamenti fisici, il dolore
determina anche modifiche del carattere : un gatto che è sempre stato tranquillo e giocherellone, può diventare scontroso, farsi
avvicinare a fatica perché ha paura che anche le carezze possano provocargli del male, e diventare anche aggressivo, senza un
motivo apparente almeno per il proprietario. Tutti questi cambiamenti del comportamento, però, devono mettere il proprietario
sull’avviso e fargli cercare di capire se sottendono a patologie dolorose persistenti o croniche. Il proprietario attento al
benessere dei suoi amici felini cercherà di capire perché il suo gatto ha cambiato comportamento, perché è trascurato, non si
lava e ha iniziato a fare la pipì ovunque, perché non gioca più volentieri, perché soffia e graffia se si cerca di accarezzarlo o
prenderlo in collo.
Un ottimo esempio di dolore cronico che determina consistenti cambiamenti nello stile di vita è l’osteoartite, sottodiagnosticata
nei gatti che nascondono il problema compensando con l’agilità e la flessuosità dei muscoli. Il gatto sofferente di artrite non ha
patenti dimostrazioni di dolore ma evita i comportamenti dolorosi cioè tende a non saltare ed è restio a giocare; tende a non
pulirsi il pelo come faceva una volta perché alcune posture gli provocano dolore; lo stesso per quanto riguarda "stirarsi" o farsi le
unghie: evita di farlo perché anche quei movimenti gli causano dolore. Altri segnali di sofferenza sono: evitare di fare le scale, di
salire sui mobili troppo alti o sui letti, di arrampicarsi o addirittura di superare il bordo della cassettina igienica. E' quindi assai
importante che il padrone recepisca correttamente i segnali che gli arrivano dall'animale e che lo sottoponga a visita veterinaria
accurata.
Un'anamnesi completa, un esame clinico approfondito e valutazioni di laboratorio appropriate sono quindi indispensabili per
individuare la causa di eventuali comportamenti anomali del nostro gatto. Il veterinario dovrebbe essere abile nel riconoscere i
sintomi che indicano precocemente l'insorgenza di uno stato doloroso, in modo tale da riuscire ad intervenire quando il sintomo
è ancora lieve o moderato, prevenendo la progressione a dolore acuto o addirittura refrattario al trattamento. La medicina
veterinaria di oggi può disporre di farmaci efficaci come i FANS,(Farmaci antinfiammatori non steroidei) di nuova concezione, che
hanno pronta azione anti-infiammatoria nella fase precoce dell’osteoartite, come il Meloxicam, e gli oppioidi, assai rivalutati
come utilizzo nel gatto per le loro capacità di controllare il dolore profondo, come ad esempio il butorfanolo che è uno degli
oppiodi piu’ utilizzati per controllare il dolore della cistite interstiziale, causata e aggravata da stati di stress del gatto e causa a
sua volta di eliminazioni inappropriate difficili da gestire.
Quindi una corretta diagnosi del dolore, una attenta valutazione delle condizioni dell'animale e la scelta oculata di farmaci
adeguati, che consentano di intervenire sul dolore nel modo più efficace aiuteranno l'animale non solo a soffrire di meno, ma a
guarire prima, e a riappropriarsi del suo abituale stile e qualità di vita.
Il Veterinario
IL DOLORE NEL GATTO: ASPETTI COMPORTAMENTALI
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