FABBISOGNI NUTRIZIONALI NEL GATTO SANO E NEL GATTO MALATO - SECONDA PARTE
|
ALIMENTAZIONE ASSISTITA
Alimentazione a mano
La somministrazione a mano del cibo è una tecnica infermieristica che può essere molto efficace per spingere alcuni pazienti a
mangiare. Il tempo trascorso a “stabilire un legame” con il paziente, toelettarlo, ecc.. lo fa sentire maggiormente a proprio agio e lo
spinge ad assumere volontariamente il cibo. Porre una piccola quantità di alimento sulle labbra spesso determina una risposta di
leccamento. In alternativa, si può collocare una piccola quantità di cibo su una zampa, da cui l’animale la leccherà via.

Alimentazione mediante siringa
La maggior parte dei casi non tollera questo metodo di alimentazione, che però
può essere utile (e ben tollerato) in un ridotto numero di pazienti. Le prescription
diet del commercio (ad es., Hill’s a/d, Royal Canin dieta in polvere da
convalescenza ricostituita con acqua) possono venire portate ad una consistenza
liquida che permette loro di raggiungere una consistenza adatta alla
somministrazione mediante siringa. Con il gatto delicatamente contenuto, si
appoggia l’estremità della siringa sulla punta della lingua o ai lati della bocca per
poi espellere piccole quantità di cibo.
Può essere difficile soddisfare i fabbisogni energetici di un animale (Tab. 1)
utilizzando questo metodo di alimentazione, anche quando è tollerato dal
paziente. Bisogna effettuare uno stretto monitoraggio al fine di assicurare il
raggiungimento di una nutrizione adeguata, per cui - se necessario - si può
instaurare un altro metodo di sostegno.
Nei gatti che non tollerano questa procedura, non si deve ricorrere all’alimentazione forzata. Ciò aumenta notevolmente il rischio di
fenomeni ab ingestis ed ha anche buone probabilità di portare allo sviluppo di un’avversione al cibo.
Alimentazione mediante sonda
Nei gatti in cui le tattiche infermieristiche non hanno avuto abbastanza successo, l’opzione successiva dal punto di vista logico è l’
alimentazione mediante sonda. Si possono inserire dei tubi in una varietà di sedi, che verranno trattate individualmente. La sonda
deve essere posta nella sede più prossimale fra quelle disponibili e, per quanto possibile, deve coinvolgere lo stomaco piuttosto
che aggirarlo. Nessuna di queste sonde impedisce l’assunzione volontaria di cibo, per cui si può decidere di rimuoverle una volta
che il paziente abbia recuperato a sufficienza l’appetito.
La diarrea è una complicazione relativamente comune dell’alimentazione assistita enterale. Le tattiche che risultano spesso utili
per risolvere questo problema sono rappresentate da:
• Riduzione del volume dei singoli pasti
• Aumento della frequenza dei pasti al giorno.
• Alimentazione mediante infusione a velocità costante (piuttosto che in bolo)
• Riduzione della quantità totale offerta quotidianamente e lento incremento in funzione della capacità del paziente di adattarsi
alla modificazione.

Sonde rinoesofagee: Si tratta delle sonde che vengono inserite più facilmente tra
tutte quelle enterali e possono essere applicate nei gatti completamente
coscienti, il che le rende utili nelle situazioni in cui il paziente non è in grado di
tollerare l’anestesia. Quando è inserita correttamente, la sonda deve terminare
nel tratto distale dell’esofago piuttosto che nello stomaco, per ridurre il rischio di
riflusso gastrico e di vomito indotto dalla presenza del tubo. Le sonde
rinoesofagee hanno lo svantaggio di essere adatte soltanto al supporto a breve
termine (vanno rimosse dopo 10-14 giorni e la maggior parte dei gatti se le sfila
molto prima!) e, a causa del loro calibro, possono essere utilizzate in condizioni di
sicurezza soltanto per somministrare speciali diete liquide attraverso il tubo.
Benché la sonda rinoesofagea consenta di trattare i pazienti a casa, in generale
si possono prestare cure migliori in ospedale, dove in caso di necessità è
possibile riposizionare le sonde. Queste non impediscono al gatto di mangiare,
per cui possono essere rimosse quando l’assunzione volontaria di cibo è
sufficiente.

TUBI RINOESOFAGEE POSSONO ESSERE USATI
PER FORNIRE UN SUPPORTO NUTRIZIONALE A
BREVE TERMINE
Sonde da esofagostomia: In questo caso, anche
se termina nella stessa posizione di quella
rinoesofagea, la sonda viene inserita nell’esofago
cervicale sotto anestesia. La necessità di ricorrere
a quest’ultima è il principale svantaggio di questo
tipo di alimentazione. I vantaggi delle sonde da
esofagostomia rispetto a quelle rinoesofagee sono
rappresentati da:
• Nessuna interferenza con la testa – sono
meglio tollerate negli animali con disordini che
colpiscono questa parte del corpo, ad es.
“influenza” felina, faringite
• Possibile mantenimento in sede per periodi
prolungati (settimane o mesi) e buona tolleranza
da parte dei gatti.
• Possibilità di inserire sonde di diametro
maggiore, il che significa che si può utilizzare una
dieta più naturale (ad es., un impasto semiliquido)
e che ci sono meno rischi di ostruzione
• Ancora molto facile da inserire.
• Nella maggior parte dei casi è possibile
trattare a casa il paziente.

ALIMENTAZIONE PARENTERALE
L’intestino rimane la via più sicura per garantire il supporto nutrizionale e le vie parenterali (endovenose) vanno impiegate
unicamente quando quella enterale non è possibile. Le tecniche utilizzate negli animali sono finalizzate ad apportare il 100% dei
fabbisogni idrici ed elettrolitici ed almeno il 50% del RER stimato, ma non tutti i fabbisogni di aminoacidi ed acidi grassi. Questa
nutrizione parenterale parziale (PPN) viene generalmente utilizzata per periodi di tempo fino a 10 giorni piuttosto che per cicli più
prolungati – allo scopo di iniziare ad utilizzare l’intestino il più presto possibile. In altre parole, la PPN è un metodo “tappabuchi” per
garantire il supporto nutrizionale e può essere utilizzata in aggiunta al sostegno enterale se il gatto non è in grado di assumere
attraverso l’intestino tutte le calorie di cui ha bisogno.
La nutrizione parenterale totale (TPN) viene utilizzata poco frequentemente, perché ha un costo proibitivo, è maggiormente
predisposta a complicazioni e non viene considerata essenziale per il sostegno a breve termine generalmente richiesto. Ad
esempio, nella maggior parte dei protocolli PPN non vengono apportate vitamine liposolubili. La PPN può essere somministrata
attraverso le vene periferiche, mentre la iperosmolarità della TPN fa sì che per quest’ultima sia necessario ricorrere ai cateteri
centrali. Le soluzioni PPN hanno ancora un costo notevole e la loro preparazione richiede una certa esperienza, per cui in genere
vengono offerte soltanto all’interno dei centri specialistici. Nella maggior parte dei casi, le soluzioni PPN sono una miscela di
aminoacidi, principi attivi apportatori di energia ed elettroliti. La nutrizione parenterale può essere associata a numerose potenziali
complicazioni significative (ad es., flebite ed infezioni del catetere, iperglicemia, iperlipemia) e va quindi attuata soltanto con molta
cura e soltanto in regime di ricovero..
Siti consigliati
http://groups.yahoo.com/group/Feline-Assisted-Feeding/
Bibliografia e letture consigliate
Kirk C. A., Debraekeleer J. D. and Armstrong P. J. (2000). Normal cats. In Small Animal Clinical Nutrition. Edited by Hand M. S.,
Thatcher C. D., Remillard R. L. and Roudebush P. Published by the Mark Morris Institute.
Remillard R. L., Armstrong P. J. and Davenport D. J. (2000). Assisted feeding in hospitalised patients: enteral and parenteral
feeding. In Small Animal Clinical Nutrition. Edited by Hand M. S., Thatcher C. D., Remillard R. L. and Roudebush P. Published by the
Mark Morris Institute.