FABBISOGNI NUTRIZIONALI NEL GATTO SANO E NEL GATTO MALATO
prima parte
I felini hanno fabbisogni proteici molto elevati in confronto al cane. Si sono evoluti
per adattarsi meglio ad una dieta povera di carboidrati e ricca di proteine.

I
fabbisogni dietetici essenziali del gatto sono rappresentati da:
-   
Taurina: un aminoacido necessario al normale funzionamento di molti tessuti
(ad es., cuore, retina, SNC, sistema immunitario ed apparato riproduttore). La
taurina è considerata essenziale nei gatti, perché essi effettuano la coniugazione
dei sali biliari soltanto con questo aminoacido (i cani utilizzano glicina o taurina).
La perdita di taurina attraverso la bile (la degradazione microbica è la principale
via di eliminazione) contribuisce a rendere essenziali i suoi fabbisogni nella dieta
del gatto.
-    Acido arachidonico: a differenza dei cani, i gatti non sono in grado di
sintetizzarlo a partire dall’acido linoleico.
-   Arginina: i gatti non possono produrre una quantità sufficiente di ornitina e citrullina per la conversione in arginina, che è
richiesta dal ciclo dell’urea. Senza l’arginina, l’ammoniaca non può essere convertita in urea. Dopo l’assunzione di una dieta
carente di arginina, gli enzimi del ciclo dell’urea producono ammoniaca e in meno di un’ora si può sviluppare un’
ipoammoniemia gravissima.
-   
Metionina e Cistina: i gatti hanno fabbisogni più elevati di questi due aminoacidi solforati. Entrambi sono contenuti in grandi
quantità nella carne.
-  
 Niacina:  i gatti ne hanno elevati fabbisogno nella dieta, dato che, a differenza del cane, non sono in grado di ottenerla per
conversione dal triptofano.
-   
vitamina D: i gatti normalmente non necessitano di un grande apporto di questa vitamina con la dieta, dato che presentano
nella cute una quantità di 7-deidrocolesterolo sufficiente per soddisfare le proprie esigenze metaboliche. La vitamina D è
abbondante nel fegato e nel grasso animale.
-   
vitamina A:  i gatti necessitano di una fonte di preformata nella dieta, dato che, a differenza dei cani, non sono in grado di
convertire il beta-carotene in vitamina A. Quest’ultima si trova soltanto in alimenti di origine animale.
Vie metaboliche del gatto:
-  Gli enzimi del ciclo dell’urea nei felini non sono capaci di adattamento (a differenza
degli onnivori come il cane, dove l’attività di questi enzimi si modifica in risposta al
contenuto di proteine della dieta). Nel gatto, gli enzimi sono sempre attivi e nei felini
alimentati con una dieta carente di arginina si sviluppa un’iperammoniemia (vedi sopra).

-  per il mantenimento della glicemia
il glucosio viene prodotto a partire da aminoacidi
glucogenici
, acido lattico e glicerolo. Gli enzimi gluconeogenici sono sempre attivi nel
gatto.
I felini adulti presentano riserve di glicogeno molto scarse ed una
limitata capacità di
metabolizzare i carboidrati semplici

-  i gatti si sono adattati a partire da uno stile di vita da animali da deserto, il che significa
che
i loro fabbisogni di acqua sono bassi (inferiori a quelli del cane), grazie alla
struttura dei loro reni
, infatti i felini hanno anse di Henle molto lunghe nei tubuli renali e
sono in grado di produrre un’urina molto concentrata, il che consente loro di adattarsi ad
un regime carat-terizzato da una più bassa assunzione di acqua. Lo stimolo della sete è
meno potente nel gatto, che quindi tollera una disidratazione lieve (fino al 4%) senza
mostrare segni clinici. Ciò può essere causa di problemi, soprattutto nei soggetti con
ridotta funzione renale, quando qualsiasi malattia diminuisce la loro assunzione di liquidi
(o aumenta le perdite idriche).
IL PROBLEMA INIZIA QUANDO IL GATTO MALATO SMETTE DI MANGIARE

L’anoressia nel gatto è una cosa di per sé pericolosissima. Il “digiuno da stress”, infatti, porta allo sviluppo di uno stato
catabolico, caratterizzato da un’alterazione del metabolismo energetico basale, compromissione della funzionalità
immunologica, perdita di massa magra e diminuita capacità di riparazione dei tessuti. Inoltre,nel gatto, l’anoressia prolungata
può portare allo sviluppo della
lipidosi epatica.
Si deve quindi valutare per tempo quando iniziare il
supporto nutrizionale, se si sa anticipatamente che l’anoressia del gatto
continuerà per un periodo di tempo inaccettabile (ad es., gatti che sono stati sottoposti ad interventi di chirurgia orale) oppure se
la condizione dura da più di tre giorni si deve attuare un supporto nutrizionale. Si parla della regola del 3- 5-7 dell’anoressia:

•    
    Anoressia presente da 3 giorni: bisogna intervenire formulando un piano per decidere come trattarla
•      
  Anoressia presente da 5 giorni: instaurare l’alimentazione assistita se le tattiche sinora utilizzate sono risultate infruttuose
•        
Anoressia presente da 7 giorni: il paziente necessita di un supporto immediato – gli effetti della malnutrizione saranno
evidenti di per sé.

Il supporto nutrizionale va preso in considerazione anche nei soggetti che presentano uno qualsiasi dei seguenti criteri:
•        Perdita di peso del 10% o più del peso corporeo durante le precedenti due settimane
•        Cachessia
•        Pazienti colpiti da condizioni associate a perdita di proteine, come ad es. peritonite settica, piotorace

METODI DI SUPPORTO NUTRIZIONALE
In generale, se l’intestino funziona è bene utilizzarlo e riservare la nutrizione parenterale ai casi in cui questo non è possibile per
varie ragioni (ad es., animali in decubito che non possono essere alimentati in condizioni di sicurezza mediante sonda).

TATTICHE DI NURSING PER AUMENTARE L’ASSUNZIONE VOLONTARIA DI CIBO
Per aumentare l’assunzione volontaria di cibo da parte di un gatto malato esistono alcune tattiche di “nursing.
E’ molto importante calcolare l’assunzione ideale di cibo del’animale, ciascun gatto deve essere considerato in funzione dei
propri fabbisogni individuali, bisogna tenere presente qual è la sua dieta normale, le sue consuete abitudini alimentari (ad es.,
si tratta di un animale che mangia principalmente di notte, quando non c’è nessuno in giro) ed alle sue relazioni con altri gatti.
Lo stress della malattia e del dolore sono tutti fattori che  riducono la sensazione di benessere di un gatto!
È possibile utilizzare una gran varietà di tattiche finalizzate ad aumentare l’assunzione volontaria di cibo. Tutti i gatti sono
differenti e non esiste alcun alimento o tattica che sia sempre adatto a tutti i pazienti! Fra le possibili soluzioni rientrano:

•        
Offrire al gatto alimenti familiari insieme ad altri differenti (ma molto appetibili).

•        I gatti sani in situazioni non stressanti amano spesso provare alimenti diversi. Tuttavia, quando sono stressati, è più
probabile che mangino il cibo che è loro familiare. Per il gatto risultano estremamente importanti la forma, l’odore e il sapore del
cibo offerto. Anche se esiste una notevole variazione individuale nelle preferenze, quelle di ogni singolo soggetto sono
solitamente influenzate dalle esperienze di quando era gattino. Alcuni felini sviluppano preferenze alimentari fisse se vengono
nutriti con una sola dieta nei primi 6 mesi di vita (il che può rendere difficile cambiare la dieta in una data successiva, ad es., se è
necessario passare ad una prescription diet).

•        Spesso vale la pena di offrire alimenti secchi per gatti ai soggetti anoressici (anche quelli per cui si potrebbe ritenere che il
consumo di crocchette potrebbe essere difficile, ad es. nei casi di malattie orali), dal momento che molti di questi animali
mangiano questi alimenti molto appetibili e possono inghiottire le crocchette intere se non riescono a masticarle. In genere i gatti
apprezzano gli alimenti secchi per felini indipendentemente dal fatto che li mangino a casa oppure no, per cui vale sempre la
pena di provare!

•        Offrire sempre alimenti freschi e non lasciarli a disposizione troppo a lungo. Il cibo essiccato ha maggiori probabilità di far
perdere ogni slancio ad un gatto. Gli alimenti umidi non consumati devono essere rimossi dopo mezz’ora. Sfortunatamente,
alcuni gatti preferiscono mangiare quando non c’è nessuno in giro e ciò può rendere difficile l’uso di cibi umidi. Se il gatto
manifesta una preferenza per gli alimenti umidi e ha l’abitudine di “mangiare da solo”, il cibo va offerto in un momento tranquillo
della giornata (ad es., nella pausa del pranzo, alla fine della giornata, verso sera) per cercare di soddisfare queste esigenze.

•        Utilizzare ciotole ampie e profonde – molti gatti non amano il contatto con le vibrisse quando mangiano.

•        I gatti preferiscono tipicamente consumare pasti piccoli e frequenti (10-20 durante la giornata piuttosto che razioni più
abbondanti e meno frequenti).

•        Evitare di somministrare al gatto i farmaci nello stesso momento dell’offerta del cibo – cercare di eliminare qualsiasi
legame fra un evento fastidioso (ad es., la somministrazione di pillole) ed i pasti. In alcuni casi, può essere utile chiedere di
occuparsi delle cose piacevoli, come l’offerta del cibo e le coccole, a qualcuno che non sia coinvolto nel prestare cure
infermieristiche al gatto.

•        Ottimizzare il senso dell’olfatto del gatto, ad esempio eliminando ogni eventuale scolo nasale presente.

•        Aumentare l’appetibilità del cibo:
-        Riscaldare il cibo fino alla temperatura corporea. I gatti detestano particolarmente ricevere cibo a temperature estreme
(molto caldo o direttamente dal frigo)
-        Aggiungere acqua in modo da formare una sorta di salsa
-        Scegliere alimenti ricchi di proteine animali, grassi ed aminoacidi liberi (ad es., carne – gli aminoacidi liberi sono
abbondanti nel tessuto muscolare) dato che questi sono maggiormente appetibili per il gatto.
-        Gli omogeneizzati per bambini possono essere molto appetibili per i gatti (sono molto ricchi di proteine), ma è necessario
verificare sull’etichetta il contenuto in cipolle, dato che una potenziale conseguenza del loro consumo è l’anemia a corpi di
Heinz. Inoltre, gli alimenti destinati all’uomo ed ai bambini sono generalmente carenti di Arginina.
-        I gatti mostrano generalmente un’avversità ai carboidrati ed agli alimenti di derivazione vegetale.

•        Se il consumo dei pasti è associato ad un evento stressante si può sviluppare un’avversione al cibo. Ad esempio, possono
avere questo effetto i cibi offerti immediatamente dopo la somministrazione di farmaci che causano nausea (ad es.,
eritromicina). I gatti che associano un particolare alimento alla nausea spesso rifiutano questo cibo per un periodo prolungato –
sono state descritte avversioni di durata fino a 40 giorni. In questi animali, è necessario ricorrere all’alimentazione mediante
sonda e non somministrare nulla per via orale per 5-7 giorni, nella speranza che la guarigione dalla malattia contribuisca a
prevenire la futura avversione al cibo.