L'ANGOLO DEL VETERINARIO
FABBISOGNI NUTRIZIONALI NEL GATTO SANO E NEL GATTO MALATO
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ALIMENTAZIONE ASSISTITA
Alimentazione a mano
La somministrazione a mano del cibo è una tecnica infermieristica che può essere molto efficace per spingere alcuni pazienti a
mangiare. Il tempo trascorso a “stabilire un legame” con il paziente, toelettarlo, ecc.. lo fa sentire maggiormente a proprio agio e
lo spinge ad assumere volontariamente il cibo. Porre una piccola quantità di alimento sulle labbra spesso determina una
risposta di leccamento. In alternativa, si può collocare una piccola quantità di cibo su una zampa, da cui l’animale la leccherà
via.
Alimentazione mediante siringa
La maggior parte dei casi non tollera questo metodo di alimentazione, che
però può essere utile (e ben tollerato) in un ridotto numero di pazienti. Le
prescription diet del commercio (ad es., Hill’s a/d, Royal Canin dieta in polvere
da convalescenza ricostituita con acqua) possono venire portate ad una
consistenza liquida che permette loro di raggiungere una consistenza adatta
alla somministrazione mediante siringa. Con il gatto delicatamente contenuto,
si appoggia l’estremità della siringa sulla punta della lingua o ai lati della
bocca per poi espellere piccole quantità di cibo.
Può essere difficile soddisfare i fabbisogni energetici di un animale (Tab. 1)
utilizzando questo metodo di alimentazione, anche quando è tollerato dal
paziente. Bisogna effettuare uno stretto monitoraggio al fine di assicurare il
raggiungimento di una nutrizione adeguata, per cui - se necessario -  si può
instaurare un altro metodo di sostegno.
Nei gatti che non tollerano questa procedura, non si deve ricorrere all’alimentazione forzata. Ciò aumenta notevolmente il
rischio di fenomeni ab ingestis ed ha anche buone probabilità di portare allo sviluppo di un’avversione al cibo.
Alimentazione mediante sonda
Nei gatti in cui le tattiche infermieristiche non hanno avuto abbastanza successo, l’opzione successiva dal punto di vista logico
è l’alimentazione mediante sonda. Si possono inserire dei tubi in una varietà di sedi, che verranno trattate individualmente. La
sonda deve essere posta nella sede più prossimale fra quelle disponibili e, per quanto possibile, deve coinvolgere lo stomaco
piuttosto che aggirarlo. Nessuna di queste sonde impedisce l’assunzione volontaria di cibo, per cui si può decidere di
rimuoverle una volta che il paziente abbia recuperato a sufficienza l’appetito.
La diarrea è una complicazione relativamente comune dell’alimentazione assistita enterale. Le tattiche che risultano spesso
utili per risolvere questo problema sono rappresentate da:

•        Riduzione del volume dei singoli pasti
•        Aumento della frequenza dei pasti al giorno.
•        Alimentazione mediante infusione a velocità costante (piuttosto che in bolo)
•        Riduzione della quantità totale offerta quotidianamente e lento incremento in funzione della capacità del paziente di
adattarsi alla modificazione.
TUBI RINOESOFAGEE POSSONO ESSERE USATI
PER FORNIRE UN SUPPORTO NUTRIZIONALE A
BREVE TERMINE
Sonde rinoesofagee: Si tratta delle sonde che vengono inserite più facilmente
tra tutte quelle enterali e possono essere applicate nei gatti completamente
coscienti, il che le rende utili nelle situazioni in cui il paziente non è in grado di
tollerare l’anestesia. Quando è inserita correttamente, la sonda deve
terminare nel tratto distale dell’esofago piuttosto che nello stomaco, per
ridurre il rischio di riflusso gastrico e di vomito indotto dalla presenza del tubo.
Le sonde rinoesofagee hanno lo svantaggio di essere adatte soltanto al
supporto a breve termine (vanno rimosse dopo 10-14 giorni e la maggior
parte dei gatti se le sfila molto prima!) e, a causa del loro calibro, possono
essere utilizzate in condizioni di sicurezza soltanto per somministrare speciali
diete liquide  attraverso il tubo.
Benché la sonda rinoesofagea consenta di trattare i pazienti a casa, in
generale si possono prestare cure migliori in ospedale, dove in caso di
necessità è possibile riposizionare le sonde. Queste non impediscono al
gatto di mangiare, per cui possono essere rimosse quando l’assunzione
volontaria di cibo è sufficiente.
Sonde da esofagostomia: In questo caso,
anche se termina nella stessa posizione di
quella rinoesofagea, la sonda viene inserita nel
esofago cervicale sotto anestesia. La necessità
di ricorrere a quest’ultima è il principale
svantaggio di questo tipo di alimentazione. I
vantaggi delle sonde da esofagostomia rispetto
a quelle rinoesofagee sono rappresentati da:
•        Nessuna interferenza con la testa – sono
meglio tollerate negli animali con disordini che
colpiscono questa parte del corpo, ad es.
“influenza” felina, faringite
•        Possibile mantenimento in sede per
periodi prolungati (settimane o mesi) e buona
tolleranza da parte dei gatti.
•        Possibilità di inserire sonde di diametro
maggiore, il che significa che si può utilizzare
una dieta più naturale (ad es., un impasto
semiliquido) e che ci sono meno rischi di
ostruzione
•        Ancora molto facile da inserire.
•        Nella maggior parte dei casi è possibile
trattare a casa il paziente.
ALIMENTAZIONE PARENTERALE
L’intestino rimane la via più sicura per garantire il supporto nutrizionale e le vie parenterali (endovenose) vanno impiegate
unicamente quando quella enterale non è possibile. Le tecniche utilizzate negli animali sono finalizzate ad apportare il 100%
dei fabbisogni idrici ed elettrolitici ed almeno il 50% del RER stimato, ma non tutti i fabbisogni di aminoacidi ed acidi grassi.
Questa nutrizione parenterale parziale (PPN) viene generalmente utilizzata per periodi di tempo fino a 10 giorni piuttosto che
per cicli più prolungati – allo scopo di iniziare ad utilizzare l’intestino il più presto possibile. In altre parole, la PPN è un metodo
“tappabuchi” per garantire il supporto nutrizionale e può essere utilizzata in aggiunta al sostegno enterale se il gatto non è in
grado di assumere attraverso l’intestino tutte le calorie di cui ha bisogno.
La nutrizione parenterale totale (TPN) viene utilizzata poco frequentemente, perché ha un costo proibitivo, è maggiormente
predisposta a complicazioni e non viene considerata essenziale per il sostegno a breve termine generalmente richiesto. Ad
esempio, nella maggior parte dei protocolli PPN non vengono apportate vitamine liposolubili. La PPN può essere
somministrata attraverso le vene periferiche, mentre la iperosmolarità della TPN fa sì che per quest’ultima sia necessario
ricorrere ai cateteri centrali. Le soluzioni PPN hanno ancora un costo notevole e la loro preparazione richiede una certa
esperienza, per cui in genere vengono offerte soltanto all’interno dei centri specialistici. Nella maggior parte dei casi, le
soluzioni PPN sono una miscela di aminoacidi, principi attivi apportatori di energia ed elettroliti. La nutrizione parenterale può
essere associata a numerose potenziali complicazioni significative (ad es., flebite ed infezioni del catetere, iperglicemia,
iperlipemia) e va quindi attuata soltanto con molta cura e soltanto in regime di ricovero..

Siti consigliati

http://groups.yahoo.com/group/Feline-Assisted-Feeding/

Bibliografia e letture consigliate

Kirk C. A., Debraekeleer J. D. and Armstrong P. J. (2000). Normal cats. In Small Animal Clinical Nutrition. Edited by Hand M. S.,
Thatcher C. D., Remillard R. L. and Roudebush P. Published by the Mark Morris Institute.
Remillard R. L., Armstrong P. J. and Davenport D. J. (2000). Assisted feeding in hospitalised patients: enteral and parenteral
feeding. In Small Animal Clinical Nutrition. Edited by Hand M. S., Thatcher C. D., Remillard R. L. and Roudebush P. Published
by the Mark Morris Institute.